Come ne usciremo da questa quarantena?

Come usciremo da questa quarantena? Con un esaurimento e un amore puro.

Questa è l’era del Coronavirus. Sarà sui giornali, nei libri di storia, nei nostri racconti.

È un momento triste, disperato, cruciale.

È anche il momento di scoperte, di occhi su cose mai viste, mani che toccano per la prima volta momenti.

Nulla di anomalo. Stare a casa tutto il giorno.

Ma senza un’influenza, senza interruzione, farlo con totale continuità.

C’è gente che sembra impazzire, che sclera, che arranca.

Non parlerò nemmeno di quanto sono fortunata a poter stare a casa e quanto io ringrazi chi è lì fuori a combattere una battaglia che è anche la mia. Nemmeno di chi ha problemi di lavoro, ovviamente ne comprendo la portata.

Ma vorrei parlare di questa frustrazione generalizzata dello stare a casa.

Perché la gente non sa stare in casa?

Non è una critica, è una domanda vera e propria, un interrogativo nella mia testa.

Io lavoro facendo lo smart working e sono fortunata perché non sono senza lavoro.

L’ansia di non lavorare e percepire uno stipendio la comprendo.

Ma perché l’ansia di stare a casa?

Ho visto la settimana in ogni orario dalle mie finestre, ho visto mia figlia in ogni fase della sua giornata, mio marito in ogni veste e versione.

Abbiamo fatto colazione con calma in quello che era il tempo per arrivare in ufficio.

Io e mio marito abbiamo organizzato i nostri spazi, fatto un dolce insieme, lavorato ognuno nella sua stanza, poi ci siamo ricongiunti per un caffè. Ci siamo dati un abbraccio ed un bacio con lentezza.

Mia figlia è più dolce, più tranquilla. Prima aveva un approccio molto fisico e molto brusco quando mi vedeva, quasi ad aggrapparsi a me con furia. E ci credo, io in casa ci sono poco.

I suoi sorrisi, i suoi mamma ti amo, il suo venirmi a cercare per un bacio su una bua ed il suo trovarmi.

Questo mi è piaciuto.

Non so come ne usciremo da questa quarantena ma non credo di voler tornare a come era prima, non del tutto.

Ho testato che si può essere totalmente efficienti anche da casa, ma io questo lo sapevo già perché l’ho sperimentato nella maternità e nell’allattamento.

La differenza vera è che adesso lo sa tutto il mondo.

Lo smart working estremo è stato testato. Per me è stato illuminante e me ne porterò un pezzetto dietro.

Nessuno di noi tornerà alla realtà uguale a prima.

C’è chi ha subito dei lutti importanti, chi ha perso il lavoro, chi è lontano dai propri affetti e lotta, chi è stremato mentre lavora.

Poi c’è chi come me che non ha fatto nulla di speciale, ha solo vissuto questa quarantena in coscienza a casa per un mese.

Ed ha visto cose, fatto bilanci. Ha provato un senso di stupore nei confronti della vita precedente.

Come si può essere quelli di prima?

Io ci voglio tirare fuori qualcosa di buono. Ed un insegnamento.

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