La sindrome della capanna – Stavo meglio in Quarantena

Sindrome della capanna

La sindrome della capanna –

Ci potrebbe essere un motivo se dopo la quarantena estrema tremi al solo pensiero che la vita ricominci, di uscire ed incontrare le persone.

Viene simpaticamente chiamata “la sindrome della capanna (o del prigioniero)”.

Si tratta della paura di riavere un contatto con l’esterno dopo un lungo isolamento, come la quarantena da coronavirus.

Questa sindrome è comune dopo una lunga degenza in ospedale, per la paura di perdere sicurezza e punti di riferimento.  Succede anche in alcune zone particolarmente fredde, per cui gli abitanti entrano in una sorta di letargo in inverno e fanno fatica a uscirne in primavera.

Ma può nascondere un malessere che di simpatico ha ben poco.

Per alcune persone il ritorno alla libertà potrebbe generare più stress di quello necessario per affrontare il confinamento.

Dopo mesi di quarantena alcune persone vivono l’ansia di riprendere i ritmi precedenti, hanno paura di uscire e, magari, hanno assaporato qualcosa che in fondo gli è piaciuto e di cui non vogliono disfarsi.

La casa ha rappresentato un rifugio sicuro per isolarsi dal mondo ma anche da quella routine che non a tutti piaceva.

L’isolamento è spiacevole ma i nostri meccanismi di sopravvivenza ci hanno permesso di contrastare quel sentimento e di adattarci al confinamento. E se non altro ci ha permesso di fermarci un attimo a ragionare.

La nostra è una società produttiva, incentrata per molti sulla corsa a ostacoli e la lotta dalla mattina alla sera.

Alcune persone hanno scoperto di non essere soddisfatte appieno della loro precedente vita e di non volerla più.

A questo si aggiunge anche la pressione di doversi lanciare in un mondo malato, dove il rischio di contagio sarà ancora concreto chissà ancora per quanto. Di cui non conosciamo ancora appieno le nuove regole.

Io personalmente non sono ancora pronta a ricominciare, ma è anche vero che avevo un bisogno estremo di casa e famiglia e che questo mi ha permesso di affrontare bene l’isolamento.

Vedo che molte persone si sono già riversate per le strade.

Ma era già il momento di tana libera tutti?

 

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2 Comments

  1. Martin Mcfly

    9 Giugno 2020

    C è odio ,rabbia e frustrazione in giro, …più di prima.
    Personalmente, non uscirei nemmeno , ma ho due bambini, che faccio li rinchiudo assieme a me e alle mie madonne?direi di no…di sicuro c è troppa gente tra le palle(scusa il francese)…

  2. La Tuttologa

    16 Giugno 2020

    Sottoscrivo ogni parola, anche quelle in francese!

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